Ho letto il libro di Ranucci e, oltre all'ego, ci sono diverse criticità

La scelta, il libro pubblicato nel 2024 dal conduttore di Report Sigfrido Ranucci, è stato il suo maggiore successo editoriale, raggiungendo - secondo quanto riferito dallo stesso autore - quasi 100.000 copie vendute. Eppure, a giudicare da quanto è accaduto nell’ultimo mese, sembra che tutti abbiano iniziato a leggerlo soltanto adesso. Quotidiani, siti di informazione e social sono impegnati in una sorta di caccia al virgolettato più scabroso, alla ricerca del passaggio più pruriginoso da rilanciare come notizia.

Questa improvvisa attenzione nei confronti di un libro pubblicato più due anni fa, è ovviamente legata alla vicenda Lavitola, eppure viene da chiedersi come mai i tanti intervistatori con cui Ranucci ha presentato il libro in giro per l’Italia non abbiano mai espresso alcune perplessità all’autore. Poichè di domande (e di critiche) ne andavano fatte un bel po’.

Ad ogni modo, perché l’attenzione si è concentrata proprio su La scelta, tra i tanti libri scritti da Ranucci? Perché, come ho premesso nel mio primo articolo sul caso Ranucci, è il primo e, finora, unico memoir pubblicato dal giornalista. È lui stesso a presentarlo come «un racconto del Ranucci segreto senza sconti, senza indulgenze», «un Ranucci intimo raccontato con lo stesso rigore del Ranucci inchiestista», «un debito nei confronti del mio pubblico». La stessa sinossi diffusa da Bompiani lo descrive come «l’autoritratto coraggioso di un uomo».

Eppure, dopo la recente rassegna stampa che ha riportato all’attenzione vari episodi controversi narrati nel libro (dalla relazione sessuale con una stagista di Report a quelle con alcune fonti delle sue inchieste) Ranucci ha precisato che il volume contiene «parti romanzate» e che il racconto che ne è stato fatto è fuorviante, perché costruito selezionando esclusivamente le pagine di gossip.

A questo punto la domanda è: La scelta è davvero un memoir con alcune parti romanzate oppure è un’autobiografia vera, spudorata e a tratti molto imbarazzante, dalla quale oggi il suo autore prende le distanze?

Io l’ho acquistato, l’ho letto e provo a dirvi cosa ci ho trovato e cosa ne penso.

UN AIRONE CHE VOLA COME SUPERMAN

Come in ogni autobiografia di chi ha un grande culto di sé, anche qui il protagonista si racconta come un eroe e lo fa con una notevole dose di retorica. Ve lo premetto subito perché Ranucci qui non perde tempo: parte immediatamente col botto.

È il 2017, Sigfrido è su un treno diretto a Milano, dove stanno per essere presentati i palinsesti Rai che annunceranno la sua nomina a nuovo conduttore di Report, e riflette - pensa la coincidenza - sul concetto del viaggio.

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