L'opacità dietro il mito Ranucci

L’anno scorso, a luglio, ero alla presentazione dei palinsesti Rai. Fu l’anno in cui Sigfrido Ranucci scelse di non partecipare in segno di protesta perchè la Rai stava cercando di depotenziare Report. Non ero mai stata ad una presentazione dei palinsesti e mi trovavo lì in un ruolo piuttosto marginale, ovvero di semplice presenza col cast di Ballando. Mi si avvicinò più o meno solo un giornalista (non so chi fosse) e mi chiese cosa ne pensassi della questione Ranucci. Mi sembrò molto strano, e ad ogni modo risposi che preferivo non commentare.

Nei giorni seguenti quel video fu rilanciato sui social, ci fu persino chi- tra i giornalisti- mi chiese conto di quella mancata risposta, qualcuno parlò di “gelo”, insomma, fui accusata di poco coraggio. A quanto pare prendere le parti di Ranucci era una specie di obbligo morale, che però quel giorno - chissà perché - avevo solo io, ultima ruota del carro in Rai.

Quello che non ho mai detto è che avevo evitato di rispondere non perchè temessi chissà cosa dalla Rai (e cosa mi potevano togliere, dal momento che neppure avevo un contratto?), avevo evitato di rispondere per un’altra ragione: perchè su Sigfrido Ranucci ho sempre avuto molte riserve. Umane e professionali.

E questo lo sanno i tanti colleghi con cui negli anni mi sono confrontata su di lui, colleghi ovviamente non di destra e dintorni, perchè quelli non valgono. Parlo di colleghi che come me sono collocabili a sinistra o comunque laici rispetto alla questione Ranucci, colleghi che come me non devono far pagare a Report inchieste scomode contro il governo o l’imprenditore amico. Colleghi che spesso la pensavano come me. E cioè che Ranucci fosse un personaggio controverso. Professionalmente e/o umanamente, appunto. Quel giorno, ai palinsesti Rai, non ho detto niente di Ranucci perchè avrei fatto un favore alla destra. E sia chiaro, so che lo sto facendo anche adesso, ma voglio essere intellettualmente onesta, e ho molte cose da dire che dividerò per punti, arrivando solo alla fine alla questione Lavitola.

Ranucci e il suo rapporto con le donne

Qualche anno fa una mia amica mi raccontò di una sua storia con il conduttore. Avevano lavorato insieme, lei pensava fosse separato (così le aveva detto), poi lei aveva saputo di relazioni con altre donne. Ne parlo perchè non sono puri pettegolezzi, ma questioni che hanno a che fare con un presunto modus operandi di cui però curiosamente lo stesso Ranucci parla con disinvoltura nel suo libro “La scelta”, senza rendersi conto della criticità di ciò che racconta (so che ora dice di aver romanzato, ma prima disse il contrario).

La mia amica era molto turbata dal modo in cui Ranucci mescolava relazioni e lavoro, lei dopo una breve liaison era rimasta in rapporti civili e mi raccontò come altre collaboratrici erano state allontanate per poi essere accolte di nuovo in redazione (sorvolo sulle ragioni che mi furono riferite). Era il 2019. E qui entra in gioco Laura Cianfoni.

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