Lasciare andare le cose
Sarà che sono cresciuta con una mamma che faceva l’astrologa (e la cartomante) per diletto, ma ogni anno decido che c’è un tema ricorrente “nell’aria”. Una tendenza, qualcosa che contagia la realtà come una silenziosa pandemia attraversando vite diversissime e producendo in molte persone gli stessi sintomi.
C’è l’anno degli imprevisti, quello del caos creativo, quello della cupezza, quello delle cose che funzionano, quello in cui non funziona niente e mi sembra che il mondo funzioni male come me.
Forse è solo il mio cercare di riconoscermi in qualcosa o qualcuno, fatto sta che mi sono messa in testa che questo sia l’anno del “lasciare andare le cose”.
Che poi è una delle faccende più complicate che esistono, perchè la vera maturità emotiva, secondo me, arriva quando lo sai fare bene.
Come ho raccontato tempo fa parlando di una mia dipendenza affettiva durata quattro lunghi anni, per me quella storia è finita non quando è finito “il sentimento”, ma quando ho smesso di distrarmi dal dolore.
Per tutto il tempo in cui ho trascinato una storia d’amore che mi faceva soffrire enormemente, ho pensato che la soluzione fosse tamponare il più possibile le ferite. Alleviare la sofferenza con storie parallele, viaggi, uscite compulsive. La verità è che qualunque lenta emorragia mi sembrava più sopportabile dell’idea di una amputazione netta. Per me quella storia era il mio luogo definitivo, dovevo solo imparare a rendere “gestibile” il malessere che mi provocava.
La verità è che non accettavo l’idea di lasciare andare qualcosa.